
L'amore.

Dal dolore per la privazione alla gioia della conoscenza.
Con amore si  soliti tradurre une serie di parole greche
(phila, ros, agap). Molti sono i modi di essere di amore e
molte cose sono dette amore. La filosofia nasce come amore e
da amore trae il suo stesso nome: amore (phila) per il Vero,
per il Bene, desiderio di portare alla luce ci che gli di e la
natura hanno nascosto agli uomini. La civilt arcaica con la sua
cultura mitica conosceva la solidariet di sangue della trib,
l'unit della citt o del popolo, l'amicizia fra gli individui;
conosceva gli effetti dolorosi, spesso devastanti, di ros
presso gli di e presso gli uomini: le metamorfosi di Zeus
invaghito di donne e giovanetti mortali, condannati a perdere la
loro umanit, a essere trasformati in animali (come Europa) o a
conquistare una immortalit forse non voluta, certamente non
richiesta (come Ganimede, portato sull'Olimpo a servire gli di
come coppiere); ad Afrodite, da dell'amore, e a suo figlio ros,
 imputabile la guerra di Troia. Solo in ambienti chiusi e
lontani dalla cultura dominante compare la funzione creatrice e
vitale dell'amore: nei misteri orfici, ad esempio, dove l'amore di
Orfeo per Euridice riesce a strappare l'amata alla morte e agli
Inferi (ma lo stesso amore, se eccessivo, porta nuovamente alla
morte, come succede alla stessa Euridice). L'amore come ros
appare un elemento di disordine a quanti cercano - come avevano
fatto anche i primi filosofi - ci che permane, l'eternit e
l'immobilit dei princpi primi. E quando - come fa Eraclito - si
accetta come caratteristica dell'Essere il divenire e la
molteplicit, il permanente contrasto fra i diversi, tanto vale
chiamare la differenza e l'opposizione con il loro vero nome:
plemos, guerra, contesa.
Platone compie una vera e propria rivoluzione rispetto alla
questione dell'amore e, in particolare, dell' ros. E' un tema
presente in molte pagine platoniche e, specialmente, nel Fedro e
nel Simposio, due dialoghi dedicati ad esso. La filosofia di
Platone - come abbiamo visto -  tutta tesa a salvare la
molteplicit all'interno dell'Essere, e il mezzo per raggiungere
questo scopo  l'affermazione che la diversit non  Non-essere:
ci che agli eleati appariva come negazione assoluta dell'Essere 
in realt una forma diversa dell'Essere, che ad esso partecipa. La
diversit mette in movimento la dialettica della partecipazione e
rende la realt un organismo dinamico e vivo. L'uomo  l'elemento
che per la sua natura (anima e corpo) unisce il mondo sensibile al
Mondo delle Idee. In questa unione un ruolo determinante  giocato
da amore- ros. Per spiegare le molteplici caratteristiche e le
diverse funzioni di ros Platone ricorre ad alcuni miti. Nel
Simposio egli propone - per bocca di Aristofane, che racconta il
mito dell'Androgino - una spiegazione della diversit fra gli
uomini, e spiega come da questa nasca l' ros. In origine tutti
gli esseri umani erano doppi e potevano essere costituiti da due
maschi, da due femmine o da un maschio e una femmina (l'
androgino, che in greco significa uomo-donna). Questi uomini
doppi erano molto forti e avevano anche molta superbia, tanto da
cercare di attaccare gli di. Zeus allora pens di renderli pi
deboli dividendoli a met (con ironia, Platone scrive che Zeus
decise di non sterminare gli uomini, perch con la loro scomparsa
sarebbero venuti meno anche tutti gli onori e i sacrifici che
dagli uomini venivano agli di). ros  la forza che spinge gli
uomini a ricomporre l'unit originaria: coloro che provengono
dalla divisione del maschio ameranno i maschi, coloro che sono
originati dalla femmina ameranno le donne e quanti erano in
origine androgini ameranno individui del sesso diverso. La
ricomposizione dell'unit  comunque una mta irraggiungibile: la
condizione degli esseri umani  quella di essere divisi, uno
diverso dall'altro; ma  proprio da ci che nascono la loro
dinamicit e la loro creativit. ros  qualcosa di molto diverso
dalle capacit razionali della mente, anzi - nel Fedro - esso 
presentato come delirio (mana), come uscita di senno (vedi
letture 12 e 13): e, proprio per questa sua caratteristica,
Platone - con uno spirito di assoluta novit - lo considera
strumento di conoscenza, la via principale che porta alla
contemplazione del Mondo delle Idee. Il valore conoscitivo
dell'amore  analizzato anche nel Simposio, dove - nel discorso di
Socrate, che racconta un altro mito -ros  figlio di Pena
(privazione) e di Pros (guadagno, acquisto, espediente),
quindi  una forza di origine e di natura estremamente
contraddittoria (vedi lettura 14); ma la componente che pi lo
caratterizza  la privazione: si ama e si desidera ci che non si
ha. Come gi aveva insegnato Socrate, solo chi  consapevole della
propria ignoranza aspira alla conoscenza.
Il discorso di Platone sull'amore rappresenta, come abbiamo gi
accennato, una vera e propria rivoluzione nella filosofia greca:
l'amore (phila) per la Verit, per il Bene, per la Giustizia non
sta alla fine di una strada dritta e luminosa percorsa sotto la
guida del Lgos, ma al termine di un percorso tormentato e
drammatico, con brividi, smarrimenti e deliri. Perch l'anima
caduta sulla Terra e incarnata in un uomo possa riprendere a
volare (e consentire cos all'auriga-Ragione di guidarla verso le
Idee) deve prima rimettere le ali che ha perduto: e ci che fa
rinascere le ali all'anima  proprio ros (vedi lettura 13).
Abbiamo visto (ad esempio nella Settima Lettera, lettura 10) che
la nesis (la conoscenza filosofica) si sottrae alle regole della
scienza (dinoia), e che il filosofo (come  detto alla fine del
racconto del mito della caverna, lettura 11) corre il rischio di
essere deriso e addirittura ucciso da quanti seguono il senso
comune; con il Fedro e con il Simposio Platone sfida la derisione
non solo da parte del senso comune, ma della stessa filosofia: la
pazzia  diventata strumento di conoscenza.
Il tema dell'amore (agap e non pi ros, cio amore come
carit, cura, benevolenza piuttosto che passione e
desiderio) sar al centro anche della dottrina e del pensiero
cristiani, che cercheranno anche un recupero dell'amore platonico
come elevazione verso Dio. Nel cristianesimo, per, l'amore
perder quella carica erotica e drammatica che  propria del
platonismo: il corpo come sorgente dell' ros  negato dall'
agap, mentre nasce il luogo comune dell'amor platonico
contrapposto a ros, e - parafrasando il Foscolo dei Sepolcri - la
Venere celeste si sostituisce all'amore fisico e nudo del
mondo pagano

